Donato Novellini

Bar

 

pp. 128, euro 16

 

I bar che ritroviamo in questo libro, tema e scenario delle vicende o delle visioni che si dipanano in tutti gli episodi che lo compongono, non hanno nulla a che vedere con le oleografie che hanno tempestato la letteratura ma anche la filmografia di massa degli ultimi decenni sull’argomento. Se il mondo che li circonda, minuziosamente descritto da una prosa dal ritmo incalzante ed ipnotico, evoca spesso paesaggi post-atomici o ambienti ovattati e subacquei, questi bar si configurano come stazioni metà relitto e metà rifugio – il più delle volte dominio di creature femminili variopinte, multiformi, ritrose e anche rapaci, sorta di hapax antropologici generati da contesti irripetibili e che immancabilmente alterano la visuale più delle bevande che esse stesse somministrano. Tutto meno che ammiccare ai ritrovi nostalgici del quartiere o del paesello, alle allegre comitive di habitué con la relativa proliferazione di maschere e caratteristi da osteria. Quello del narratore è qui uno sguardo ostinato e feroce davanti al quale i paesaggi animati e inanimati, le situazioni, le comitive, la varietà degli avventori non trovano tregua. Sguardo di passante che, spietatamente, si fa tutt’uno con ciò che vede e cerca, quasi sempre invano, una redenzione nella scia sempre più sbiadita di una tradizione irrestaurabile.

Nato a Bozzolo (Mantova) nel 1973, Donato Novellini è al suo esordio in letteratura. Collaboratore della «Voce di Mantova», è critico letterario e musicale in varie riviste, ed ha anche partecipato come artista a varie esposizioni di arte contemporanea.

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