Carlo Belli

editori

Kn

pp. 206, euro 18

 

Il saggio-pamphlet-manifesto Kn fu pubblicato per la prima volta nel 1935 presso le Edizioni della Galleria il Milione di Milano. La sua tesi di fondo sta nell’indicare l’arte astratta come il punto d’arrivo di ogni tentativo di fare arte, mèta, in pittura, ormai quasi raggiunta grazie a figure come Paul Klee ma soprattutto con Kandinsky, e nelle altre arti con i vari Le Corbusier, Mies van der Rohe, con gli architetti «razionalisti» come Giuseppe Terragni, e con molti musicisti che hanno Bach come capofila – il cui nome non a caso ricorre diverse volte nelle argomentazioni dell’autore, il quale, grazie alle sue notevoli competenze musicali, attinge dal campo della musica una gran varietà di materiali argomentativi. Il testo ha un effetto dirompente nel panorama spesso paludoso e arretrato della cultura italiana; e anche in virtù del suo andamento apodittico e categorico, suscitò grande scalpore e diede adito per diversi anni da un lato ad adesioni incondizionate, dall’altro a sprezzanti confutazioni. In questo agone scesero personaggi come Bontempelli, Anceschi, Marchiori, Bragaglia e moltissimi altri. Ma Kn, in realtà, ha un effetto di apertura e di chiusura, è sì un manifesto, ma qualcosa come un «manifesto retroattivo», in quanto, analiticamente, passa in rassegna con singolare pertinenza tutte le maggiori avanguardie artistiche dall’impressionismo in poi (quindi il cubismo, il futurismo, il dadaismo – con pagine memorabili –, l’espressionismo, il purismo, l’arte metafisica e il surrealismo) per chiudere i conti con ognuna di esse rispetto, appunto, all’astrattismo. Crea così, fra le altre cose, un inventario di rara chiarezza rispetto a tutto quel panorama, la cui lettura sarebbe indispensabile ancora oggi a ogni studente di storia dell’arte. Se infatti il valore documentario del volume è di per sé evidente, non meno evidente si dimostra la tensione critica che lo anima, ovvero la necessità di andare sempre oltre alle forme finite per trovare un’incarnazione all’idea limite dell’arte come assoluto. Libro a oltranza, imperfetto, lapidario, contraddittorio ed enigmatico, Kn è per gli artisti, per gli architetti, per i musicisti, per i filosofi e per i poeti; è un cantiere che rimane aperto.


Carlo Belli (Rovereto 1903, Roma 1991), è stato critico e teorico d’arte, musicista, esperto di archeologia, scrittore e pittore. Dopo una iniziale parentesi futurista nella Rovereto di Depero, grazie anche allo studio del contemporaneo Bauhaus e all’incontro con Kandinsky, Belli si avvicina al gruppo di artisti che ruotano attorno alla Galleria milanese del Milione dei fratelli Ghiringhelli, abbracciando il credo dell’arte astratta e dell’architettura razionalista. Si tratta degli stessi «modernisti» che frequentano il bar Craja, gli architetti Terragni, Pollini e Figini, Lingeri e Baldessari, gli artisti Melotti e Licini, lo scrittore Edoardo Persico, ecc. Nel ’35 pubblica, per le stesse Edizioni del Milione, Kn, un libro che costituisce il tentativo forse più avanzato di connettere l’arte italiana con la modernità.
Trasferitosi a Roma, nel dopoguerra Belli continuerà la sua attività di scrittore, di giornalista e di critico d’arte, confermandosi nel suo ruolo di intellettuale appartato ma per molti aspetti ancora incisivo. Negli ultimi anni della sua vita tornerà poi alle sue due grandi passioni, la musica e l’archeologia.

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