Georg Heym

Il ladro

Novelle

 

pp. 176, euro 22

 

«Sì, era la donna il male originario. L’opera di Cristo era stata inutile. Che valore poteva avere la redenzione, se gli uomini dovevano ricadere sempre, per necessità, nel peccato, così come un sasso ricade, anche se è stato lanciato più in alto delle nuvole? Somigliavano veramente alle povere mosche che vogliono uscire da un vaso di miele e si agitano e si arrampicano, ma non ce la fanno, debbono sempre ricadere nel peccato, nel miele.»


«Apparsa postuma nel 1913, un anno dopo la scomparsa del suo autore – annegato pattinando sul ghiaccio mentre cercava di salvare un amico –, ma ideata assieme all’editore Ernst Rowohlt (socio di Kurt Wolff) sin dal 1911, questa raccolta di sette novelle si inserisce a pieno titolo nella bibliografia poetica di Georg Heym (Hirschberg 1887 – Berlino 1912), tra i principali esponenti, accanto a Georg Trakl, a Ernst Stadler e, sotto un altro versante, a Gottfried Benn, della poesia espressionista in lingua tedesca del primo Novecento. Il cinque ottobre, Il pazzo, La dissezione, Gionata, La nave, Un pomeriggio e Il ladro sono i sette tasselli che compongono questo polittico sacro e profano, alla Otto Dix, animato dalle impure vicende di santi e neofiti della dissoluzione storica. Come in una dissolvenza tra due epoche si mischiano e distorcono nei racconti di Heym timbri e immaginari incongrui, in una sorta di Requiem della civiltà europea in cui il voyage verso l’inconnu della cultura simbolista si fa naufragio verso isole di orrore, l’ebbrezza diventa «il tormento di aspettare l’ignoto» e il bateau ivre di Arthur Rimbaud si arena su battigie infette intarsiate di topi e cadaveri. Erede naturale di Georg Büchner, come un Woyzeck alle porte della grande guerra, Georg Heym attraversa le lande della cultura gotica e simbolista del xix secolo, da Edgar Allan Poe ai poeti del decadentismo francese, battezzando con nette pennellate di gravida materia l’arte nuova del Novecento.»

Dalla Nota degli editori

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