Ugo Cornia

Mio cugino Salvo Cotrino

 

pp. 80, euro 12

 

 

 

 

Quarta

E comunque forse una volta, che eravamo in fondo al negozio, dove c’era questo bancone con la cassa e dove io, lui e la Marzia sostavamo a chiacchierare, e una volta che io ho detto: Esco – Perché? – Perché vado a fumare – e Salvo ha detto: Ma no, perché? Fuma qui – e io ho tirato fuori le sigarette e lui mi ha detto: Anzi, danne una anche a me che fumiamo insieme. Da quel momento in poi fumo libero. Che è bellissimo quando inizi a fregartene delle leggi.

Risvolto

«Io direi che come Gino siamo stati appassionati di varie idee ma che la passione per le idee nella nostra società diventa spesso una specie di passione per i libri e quando uno è fortunato diventa anche una passione per le librerie e io mi ricordo ancora quando andavo con mio padre alla libreria Rinascita di Modena e guardavo prima ancora di aver imparato a leggere, guardavo le figure, e poi ci sono andato a sleggiucchiare libri e poi ci sono andato a comperare libri ma poi conosci uno e conosci l’altro, poi ci conosci anche delle ragazze, e così via, e nella libreria di Salvo ci ho passato tanto tempo perché dopo un po’ è diventata anche il ricovero di vari emarginati di lusso, come direbbe un mio amico».

Con lo stile funambolico che da sempre lo contraddistingue, Ugo Cornia ci introduce nell’atmosfera di questo racconto lungo dedicato a un luogo quanto mai inattuale e in via d’estinzione: la libreria di modernariato.

Ripercorrendo le tappe dell’amicizia che lo lega al libraio Salvo Cotrino e alla libreria Salvolibri di Modena, Cornia imbastisce uno stralunato carosello libresco dove vediamo avvicendarsi tutti gli elementi di anomia propri di un tale luogo: improbabili orari di apertura, scatoloni colmi dei volumi di «qualche morto colto», scaffali dove «scuriosare» e fumo libero in negozio; e la clientela, soprattutto, «una certa fauna umana specifica» alla ricerca di «una sorta di rifugio» in cui permanere e resistere ai soprusi del presente culturale.

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